mercoledì 7 luglio 2010

IL MINISTRO GELMINI E LE SCUOLE PARITARIE


Leggendo il resoconto su "Il giornale"del meeting sulle scuole paritarie al quale ha presenziato il nostro Ministro della pubblica istruzione, "Gelmini: con le scuole paritare lo stato risparmia", è impossibile non chiedersi, ancora una volta, se Mariastella Gelmini si renda conto di quanto afferma. Non credo di mancare di obiettività se mi viene spontaneo sottolineare che per forza lo stato risparmia: le rette delle scuole private non le paga lo stato, bensi' i genitori.  Un alunno della scuola privata costa allo stato "solo" 584 euro, uno della scuola statale ne costa ben "6,116". I restanti 5,582 euro come tutti sappiamo, e  credo sia cosa nota anche al ministro, sono parte della retta scolastica che le famiglie versano alla scuola privata. 
Al di là dell'ideologia che a volte spinge alla scelta di una scuola paritaria, alcuni genitori scelgono perchè sono convinti, e spesso a ragione, di avere un servizio migliore. Ci sono scuole private, parlo di quelle che non hanno nessun interesse a essere scambiate con i diplomifici,  con piscina interna (credo nessuna scuola statale ne possegga una), con un corpo docente che non cambia da anni (le scuole private assumono i loro docenti, non devono passare dalla graduatorie) garantendo così  la continuità didattica, con servizi accessori decisamente all'avanguardia (lavagne multimediali in ogni classe, computer di ultima generazione) e con spazi vari (biblioteche ecc) in cui gli alunni possono ritrovarsi a studiare in qualsiasi ora del giorno.  Quale scuola statale può competere anche solo minimamente?  

"... le associazioni di famiglie che scelgono le scuole paritarie ribadiscono che la "vera parità" non sarà mai raggiunta se ai doveri imposti alle scuole non statali non verranno affiancati i diritti, ovvero sovvenzioni economiche"  Parliamone: davvero le scuole statali hanno solo doveri? Direi di no, come ho detto prima, possono scegliere i docenti, quegli stessi docenti che hanno comunque gli stessi diritti dei docenti statali e sono a pieno titolo nelle graduatorie dei precari, anche se precari non sono, visto che la maggior parte di loro ha un contratto a tempo indeterminato.
Concordo con l'Onorevole Fini: scegliere la scuola dovrebbe essere possibile per tutte le famiglie, anche le meno abbienti. Ma credo anche che le famiglie dovrebbero poter scegliere tra una scuola pubblica e una privata che siano in grado di offrire le stesse cose, per esmpio continuità didattica e tecnologia all'avanguardia,  ma questo sarebbe possibile solo pensando di investire sulla scuola, non "razionalizzando" brutalmente come di fatto sta succedendo. 
Chi, potendo farlo; sceglierebbe una scuola che ogni anno favorisce "il balletto" de supplenti, che non assume, ma licenzia, che lesina sui fondi dei corsi di recupero, che è costretta ad ammassare troppi studenti in aule inadeguate? Nessuno, perché nella scelta della scuola sono coinvolti i nostri figli ed è umano che, per loro, ognuno di noi desideri il meglio. 
Quale genitore sceglierebbe oggi la scuola pubblica se non ci fosse l'ostacolo della retta delle private? Non è questione di ideologia,  tantomento  questione di "privatizzazione". Credo che uno stato che voglia chiamarsi tale debba prima fornire un servizio eccellente, solo allora la competizione tra scuola pubblica e privata, potrà essere considerata un valore aggiunto.

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